Dothraki

Da Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco - Wiki.
Khal Drogo, di Rene Aigner©
Campo Dothraki nella serie tv
Dothraki3.JPG

I Dothraki sono un popolo di nomadi guerrieri nel Continente Orientale, vagano per la vasta prateria chiamata Mare Dothraki in clan chiamati khalasar. I Dothraki sono grossi, dalla pelle olivastra, occhi scuri a mandorla e capelli neri.[1]

Indice


Storia

I Dothraki sono nomadi e non si fermano mai in un posto a lungo. Un migliaio di anni fa, per fare una casa, scavavano una buca nel suolo e la coprivano con un tetto di graticci e zolle.[2] Quattrocento anni fa, forse di più, probabilmente nello stesso periodo del Disastro di Valyria, i Dothraki si spingono a est verso le Città Libere, saccheggiando e bruciando ogni città che incontrano sul loro cammino. Il khal Temmo e il suo khalasar di 50.000 uomini sono sconfitti dagli Immacolati nella Battaglia di Qohor.[3] Durante il Secolo di Sangue dopo il Disastro, i Dothraki scacciano i contadini dalle loro capanne e i nobili dalle loro tenute, finché non rimangono altro che erbacce e rovine, dalla Foresta di Qohor fino alle sorgenti del Selhoru.[4]

Città e regioni in rovina circondano le vaste pianure del Mare Dothraki, incluso il Regno di Sarnor, i Regni dell’Ifeqevron, lo Skahazadhan superiore e la Desolazione Rossa. La strada degli Dei a Vaes Dothrak contiene i monumenti che i Dothraki hanno preso dai popoli conquistati.[2]

Società, lingua e cultura

I Dothraki contano moltissimo sui loro cavalli, che sono una parte essenziale della loro cultura nomade. Li usano come cibo, mezzi di trasporto, per l’abbigliamento e come fonte per i materiali dei loro manufatti: e la loro divinità è il Grande Stallone, a testimonianza dell’importanza dei cavalli nella cultura Dothraki.

I Dothraki sono molto esperti nel cavalcare e nella guerra a cavallo. Attraversano il Mare Dothraki in tribù chiamate khalasar e sono guidati da un khal. I khalasar sono divisi in khas, ognuno dei quali guidato da un kos, i capitani del khal. Quando muore il khal, un nuovo khal può prendere controllo del khalasar, o i khas potrebbero dividersi e formare nuovi khalasar, ognuno guidato dai kos del vecchio khalasar.

Ogni khal ha i propri Cavalieri di Sangue. In parte guardiani, fratelli e compagni, i Cavalieri di Sangue proteggono e accompagnano il khal nella sua routine giornaliera. Le antiche tradizioni vogliono che quando un khal muore, i suoi Cavalieri di sangue muoiono con lui. Nel caso in cui il khal dovesse morire in battaglia, i Cavalieri di Sangue vivono abbastanza per vendicarlo e muoiono subito dopo. Alcuni khal sono famosi per aver condiviso con i propri Cavalieri di Sangue non solo le loro giornate, ma anche le mogli.[2] I cavalli, però, non sono mai condivisi tra il khal e i suoi Cavalieri di Sangue. Il khal e i suoi Cavalieri di Sangue si chiamano tra di loro “sangue del mio sangue”.[2]

I khalasar non hanno dimore fisse e per la propria sopravvivenza contano molto sulle razzie alle nazioni confinanti e altri khalasar. Sebbene disprezzino lo scambio di denaro, molto spesso fanno e ricevono regali, inclusi schiavi. Ogni tanto un khalasar potente può minacciare di saccheggiare una delle Città Libere o richiedere un tributo, ma la loro meta preferita per procurarsi schiavi sono i pacifici Lhazareen. Per occasioni speciali i Dothraki possono costruire grandi copertura d’erba, ma in genere vivono in tende portabili, sempre in movimento. I Dothraki hanno una sola città permanente, chiamata Vaes Dothrak, che ha la funzione di capitale. Sebbene i khalasar siano in genere rivali nelle pianure, quando sono a Vaes Dothrak tutti i Dothraki devono comportarsi come fratelli. Nessuno può versare sangue o estrarre una spada, pena la morte. Le mogli dei khal, chiamate khaleesi, vivono a Vaes Dothrak quando diventano vedove e lì servono come profetesse nel dosh khaleen.

I Dothraki parlano una propria lingua, la lingua dothraki.[5] Tutti i Dothraki camminano con fare spavaldo quando sono costretti a smontare da cavallo e camminare come comuni mortali.

Abitudini culturali, spirituali e sociali

I cavalli sono al centro della vita dei Dothraki, che a volte sono anche chiamati “signori dei cavalli”. Questo animale è sia una divinità, una cavalcatura, una fonte di nutrimento per la sua carne e il latte delle giumente e un’ispirazione per l’arte. Lo stile di vita nomade, così come molti tabù culturali, si possono associare direttamente ai cavalli. I Dothraki hanno paura del mare, che chiamano “acqua velenosa”, perché non si fidano di un liquido che un cavallo non può bere.[3] Sono anche molto diffidenti dei viaggi per mare, perché non riescono a immaginare di attraversare grandi distanze senza cavalcare i loro cavalli.

Cavalcare è, per i Dothraki, alla base di qualsiasi classe sociale. Un khal che non può cavalcare non può essere khal.[6] L’usanza vuole che le khaleesi debbano stare su cavalli degni del loro ruolo a lato del khal.[5] Le donne incinte rimangono in sella fino a quasi il momento del parto.[7]

Un calesse è considerato poco prestigioso, e viene usato solo per trasportare eunuchi (che servono il dosh khaleen[8] come schiavi guaritori con il coltello, l’ago e il fuoco[9]), storpi (quelli che non vengono lasciati mangiare dai cani selvatici[10]), partorienti, giovani e vecchi. È per questo che Viserys Targaryen, che viaggia su un carretto, viene preso in giro e chiamato Khal Rhaggat, il Re del Carretto.

Un uomo che non cavalca non viene considerato uomo, è al livello più basso della scala sociale, non ha onore né orgoglio, e molto spesso è uno schiavo. A Viserys basta passare un solo giorno camminando a piedi per essere chiamato Khal Rhae Mhar (il Re Piedemolle).

Quando un Dothraki muore, il suo cavallo viene bruciato insieme a lui sulla pira funeraria. La dieta dei Dothraki consiste soprattutto di carne di cavallo, che preferiscono alla carne di bue o maiale, per le molte proprietà che le attribuiscono.[10] Mangiano anche salsicce nere (simili alle kishka dell’est Europa), sanguinacci e erbe dolci stufate.[5] Bevono una bevanda leggermente alcolica derivata dalla fermentazione del latte di giumenta (simile al kumis dell’Asia Centrale).[8]

Una donna Dothraki incinta deve partecipare alla cerimonia del cuore dello stallone, durante la quale prova a mangiare il cuore di uno stallone sotto la supervisione del dosh khaleen. A causa del divieto di portare armi a Vaes Dothrak, la madre deve fare a pezzi il cuore dello stallone con i denti e le unghie. Se riesce a mangiare l’intero cuore, il figlio che porta in grembo sarà forte, agile e impavido. Se soffoca per il sangue o rigetta la carne, i presagi sono meno favorevoli: il bambino potrebbe nascere morto, debole, deforme o femmina.

I Dothraki provano disprezzo per le città, è loro opinione che qualsiasi evento importante nella vita di un uomo debba avvenire sotto il cielo aperto.[5] I Dothraki pensano che le stelle siano cavalli fatti di fuoco e in un enorme branco galoppano attraverso il cielo ogni notte.[8] Alcuni, tuttavia, pensano che le stelle siano gli spiriti dei valorosi morti in combattimento.[11]

Matrimonio e accoppiamento

I matrimoni iniziano all’alba e finiscono al tramonto, un intero giorno di bevute, festeggiamenti e combattimenti. Durante i banchetti nuziali, donne con veli cremisi, gialli e arancioni danzano al suono dei tamburi e i guerrieri possono prenderle liberamente davanti l’intero khalasar. Se due uomini scelgono la stessa donna, combattono fino alla morte. Un matrimonio dothraki senza almeno tre morti è considerato decisamente noioso. La sposa riceve tre regali tradizionali: una frusta, un arco e un arakh. È costume che lei rifiuti i regali con una formula di rito e li doni al marito. Quando la sposa ha ricevuto i regali e il sole è tramontano, viene consumato il matrimonio.

I Dothraki si accoppiano come animali in calore. Non c’è nessuna privacy nel khalasar, e il loro senso di vergogna e pudore è diverso da quello delle Città Libere o dei Sette Regni.[5]

Usanze

I Dothraki sono un popolo molto superstizioso. Toccare il cadavere di un uomo che non si ha ucciso personalmente viene considerato cattiva sorte, così come il numero tredici.[12] Le streghe, o maegi, vengono insultate come maligne e innaturali.

Cavalcare in calessi in un khalasar è riservato a eunuchi, storpi, donne incinte, i giovani e i vecchi. Se si è in un calesse e non si fa parte di uno di questi gruppi, si diventa oggetto di derisione.[2] Nei khalasar ci sono due tipi di guaritori: le donne sterili usano le pozioni d’erbe e gli incantesimi, gli schiavi eunuchi usano il coltello, l’ago e il fuoco. I Dothraki lasciano i bambini nati deformi dietro di loro per farli mangiare dai cani selvaggi.

Nelle Città Libere, i Dothraki indossano abiti fastosi e profumi intensi, ma quando sono tra di loro uomini e donne indossano gilè di cuoio dipinto sul petto nudo, brache di crine di cavallo trattenute da catene fatte di dischi di bronzo[5] e sandali aperti alti fino al ginocchio. Non indossano armature, che considerano da codardi, quindi spesso combattono a petto nudo o con il solo gilè. Le donne Dothraki spesso indossano abiti di seta dipinta.

I Dothraki testimoniano il proprio valore attraverso le loro trecce di capelli. Quando perdono una battaglia devono tagliarsi la treccia, a testimonianza della loro sconfitta. Le vittorie, invece, vengono segnate aggiungendo alle trecce piccole campane, spesso prese dalle trecce dei nemici sconfitti. Per questo, la treccia di un guerriero è il simbolo del suo valore.[1]

I commercianti sono liberi di attraversare il mare Dothraki, purché mantengano la pace, non profanino la Madre delle Montagne o il Grembo del Mondo e donino al dosh khaleen i regali tradizionali: sale, argento e semi.

Esercito

Cavalieri Dothraki, di Tomasz Jedruszek ©

I Dothraki sono guerrieri nomadi; e cavalcano meglio di qualsiasi cavaliere del Continente Occidentale. La cavalleria leggera è la spina dorsale del loro esercito, le armi dei cavalieri sono delle spade ricurve chiamate arakh, archi curvi e fruste.

Quando il khalasar è in movimento, gli esploratori cavalcano più avanti, in cerca di selvaggina o nemici. Altri cavalieri proteggono i fianchi.[13] Dopo le battaglie i jaqqa rhan, o portatori della misericordia, armati di pesante asce si muovono tra i nemici decapitando i morti e gli agonizzanti, mentre le bambine strappano le frecce dai cadaveri e le raccolgono in cestini per poterle riutilizzare in seguito.

Ispirazione

George R. R. Martin ha dichiarato che i Dothraki sono un’amalgama di varie culture delle steppe e praterie, come Mongoli, Unni, ma anche Alans, Sioux, Cheyenne, e altre tribù nativo-americane, insieme a una dose di fantasy classico. Una somiglianza con tribù Arabe e Turche è solo casuale, dato che anche i Turchi erano cavalieri nelle steppe.

Citazioni

I Dothraki seguono solamente i forti. [6]
- Jorah Mormont a Daenerys Targaryen


Io comincerò ad avere paura dei Dothraki il giorno in cui insegneranno ai loro cavalli a galoppare sull'acqua. [14]
- Eddard Stark a Robert Baratheon


I signori del cavallo vengono, si prendono i nostri doni e se ne vanno. [15]
- Qavo Nogarys a Haldon


Selvaggi senza dio. [16]
- Il proprietario della Pancia di Lord Faro


I dothraki, inarrestabili guerrieri delle pianure, erano saggi e sapienti riguardo ai cavalli, ma potevano essere degli sprovveduti in tante altre cose. [17]
- Daenerys Targaryen


Note e riferimenti

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