La danza dei draghi-Capitolo 10

Da Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco - Wiki.


Jon III
La danza dei draghi
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PDVJon
LuogoCastello Nero
Cronologia dei capitoli (Tutti)


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Stannis Baratheon prende decisioni che influenzeranno il futuro della guerra, mentre i confratelli dei Guardiani della Notte, per niente entusiasti, non possono fare altro che stare a guardare. In cuor suo, Jon Snow sa che sta facendo le scelte più giuste, ma conciliare le volontà del re a quelle dei confratelli è sempre più difficile. Quella sera stessa, Jon, a malincuore, impara una nuova lezione su cosa vuol dire essere comandante.


Indice

Sinossi

Mance Rayder viene portato, legato, nel cortile del Castello Nero, in presenza dei Guardiani della Notte e degli uomini del Sud. Jon Snow ha cercato di convincere Stannis Baratheon a risparmiare Mance, le sue conoscenze sono preziose per affrontare gli Estranei, ma il re è stato inamovibile: i disertori vanno puniti con la vita. Sulla piattaforma accanto al re, Melisandre tiene un discorso sull'importanza della scelta tra il bene e il male, tra i falsi dèi e il vero dio. Mance avanza spavaldo fino a quando non vede una gabbia che sormonta dei pezzi di legno e, intuito il pericolo, inizia a invocare pietà, ma invano.

Melisandre si rivolge allora al Popolo Libero, spettri smagriti e coperti di stracci, indicando Mance come il re delle menzogne e presentando il leggendario Corno di Joramun come il “Corno delle Tenebre”, lo strumento in grado, secondo la leggenda, di far crollare la Barriera. Se la Barriera crollasse, calerebbe una notte senza fine, per questo R'hllor, vedendo i suoi figli in pericolo, ha mandato un campione a salvarli, Azor Ahai risorto: Stannis. Accanto a loro, Val, la principessa dei bruti secondo il titolo che le è stato affibbiato dagli uomini del Sud, osserva la scena impassibile. Nonostante Melisandre non indossi alcuna corona, tutti sanno che è lei la vera regina di Stannis, non la moglie che il re ha lasciato al Forte Orientale. Melisandre esorta quindi il Popolo Libero a osservare cosa aspetta coloro che scelgono le tenebre e il Corno si incendia. Mance, rinchiuso nella gabbia, inizia a urlare e gridare frasi senza senso, mentre le fiamme gli si avvicinano e cominciano ad avvolgerlo. Quando pensa che il Re Oltre la Barriera abbia sofferto abbastanza, Jon ordina ai suoi uomini di finirlo con delle frecce. Melisandre ribadisce ai bruti che i loro dèi non possono aiutarli e che il loro falso re ha portato loro solo morte e disperazione: si volta verso Stannis, il vero re, e li spinge ad ammirare la sua gloria.

Stannis estrae allora Portatrice di Luce, la spada leggendaria, più luminosa che mai. Proclama che il Continente Occidentale ha un solo vero re, lui, che difende i suoi sudditi con quella spada magica: promette ai bruti che si sottometteranno a lui pace, cibo e giustizia, mentre gli altri possono tornare alle loro case e morire. Le porte della Barriera si aprono e Melisandre incita i bruti a venire, ricordando loro di scegliere la vita e la luce. I primi prigionieri, esitanti, si avvicinano lentamente e, piano piano, la massa di persone diventa un fiume. Pochi decidono di tornare nella Foresta Stregata, mentre gli altri ricevono ognuno un frammento di legno di albero-diga da gettare nel fuoco, un gesto simbolico per rinnegare i loro dèi e onorare R'hllor.

Jon osserva alcuni capo clan inginocchiarsi al cospetto di Stannis, un gesto considerato ignobile dai bruti, come Jon ha fatto presente al sovrano, ma Stannis non ha voluto sentir ragioni e ha preteso la genuflessione da parte di coloro che decidono di allearsi con lui. I confratelli non apprezzano questa estrema apertura né nei confronti dei loro nemici storici, né nei confronti di Stannis. Sia Bowen Marsh sia Alliser Thorne sono convinti che i Guardiani della Notte verranno visti in modo meno onorevole da quel momento in poi e Jon lo sa, ma sa bene che sono troppo pochi per affrontare i bruti e gli uomini del re insieme. Ormai sera, terminata la lenta processione, solo i giganti si rifiutano di passare la Barriera. Stannis li esorta quindi a tornare alle loro case, raccontare cos'hanno visto e dire che sono sempre i benvenuti, a patto che non arrivino con intenzioni bellicose. L'invocazione di Melisandre, “un solo regno, un solo dio, un solo re”, viene accolta solo dagli uomini del Sud, che poi se ne vanno, seguendo il loro re.

Bowen esprime le sue perplessità a Jon: teme che i bruti non manterranno le promesse di fedeltà ma, soprattutto, che senso ha ora il voto dei Guardiani della Notte se hanno permesso ai loro nemici di entrare nel regno? Jon sa che alcuni non si dimostreranno fedeli e dice a Bowen che, una volta stabilitisi nel Dono, i bruti faranno parte del regno e che, quindi, i Guardiani dovranno proteggere anche loro. Ora hanno un nemico in comune, i misteriosi esseri di ghiaccio, e non possono più permettersi di lottare tra loro. Bowen si trova d'accordo su quest'ultimo punto, ma propone comunque di sigillare gli accessi alla Barriera e lasciare che i bruti affrontino i mostri nei loro villaggi, dato che combattere il nemico comune non significa lasciare che migliaia di morti di fame superino la grande muraglia di ghiaccio. Ribadisce, inoltre, che finché possono difendere la Barriera dall'alto non potranno temere alcun nemico e Jon, tra sé e sé, pensa che in quel caso Bowen ha ragione. Il giovane, però, è contrario a sigillare la Barriera: Stannis ha promesso riparo a chiunque si fosse presentato, inoltre è fondamentale per loro esplorare i dintorni, per tenere la zona sotto controllo. Bowen osserva che l'ultima missione di spedizione voluta da Jeor Mormont è stata un disastro e molte persone, troppe, vociferano che i Guardiani si siano esposti troppo nell'aiutare Stannis, un ribelle, e che il Trono di Spade potrebbe quindi marchiare l'ordine dei confratelli come traditori. Jon dice che l'esito della guerra non è più così certo ora che lord Tywin Lannister è morto, ma Bowen gli fa notare che, nonostante re Tommen Baratheon sia un bambino, è comunque figlio di re Robert, un sovrano molto amato, a differenza di Stannis, per cui solo i suoi fedelissimi provano simpatia.

Jon gli promette che rifletterà sulle sue parole e si congeda. Decide di cenare con i suoi amici quella sera, per stare ancora un po' in loro compagnia, ma quando arriva nel refettorio improvvisato sotto l'armeria, dato che la loro vecchia mensa è stata distrutta, Jon vede Pyp imitare le preghiere di Melisandre, scatenando le risate generali del gruppo seduto al suo tavolo. Jon lo redarguisce, intimandogli di non deridere gli dèi, ma Pyp continua imperterrito e Toad aggiunge che la sacerdotessa insulta continuamente i loro dèi, sia i Sette Dèi sia i Vecchi Dèi, ma Jon ribadisce che Melisandre, a differenza di loro, non è ai suoi ordini e ripete di smetterla perché non vuole creare astio tra loro e gli uomini del Sud. Pyp allora dice a Toad di non protestare e fa a Jon un inchino beffardo. Il lord comandante, all'improvviso, capisce che il suo posto non è più tra loro e se ne va, dicendo di avere del lavoro da fare.

Mentre si dirige verso le stanze di Clydas, Jon vede Val seduta sul tetto della Torre del Re intenta a osservare la Barriera. Stannis la tiene rinchiusa nelle sue stanze, permettendole solo brevi passeggiate sulle merlature e la donna, insofferente, si è dimostrata più volte un incubo per i suoi carcerieri, tanto che quasi ne ha ucciso uno durante uno dei suoi tentativi di fuga. Jon pensa sia malinconica, ma incantevole, così bella che potrebbe attirare l'attenzione degli uomini in qualsiasi corte del mondo. Medita che avrebbe anche potuto essere sua, così come poteva essere suo Grande Inverno, se solo avesse accettato la proposta di Stannis, ma, in qualche modo, egli ha scelto l'onore di un mantello nero e di un muro di ghiaccio. In quel momento viene raggiunto da Spettro: Jon sente in bocca il sapore del sangue caldo, la preda che l'animale ha sbranato.

Raggiunge Clydas, il vecchio attendente: anche l'uomo constata che Stannis non è molto amato, ma che, come sosteneva Maestro Aemon, solitamente è tipico degli uomini che indossano la corona non essere accomodanti. Jon dice di aver letto, nel libro lasciatogli proprio da Maestro Aemon, della Portatrice di Luce, la spada magica di Azor Ahai, una spada che sprigiona calore, un'arma molto utile alla Barriera. La spada di Stannis, però, genera luce, non calore. Jon si congeda e ritorna quindi nelle sue stanze.

Spettro si rannicchia sul tappeto mentre Jon si occupa delle lettere di Denys Mallister e Cotter Pyke, i comandanti degli altri due fortini attivi della Barriera. Entrambi gli chiedono in continuazione nuovi uomini, così Jon decide di mandare loro i confratelli che un tempo considerava i suoi più cari amici, separandoli nel tentativo di far loro capire che quella che stavano combattendo era una guerra, non un gioco. Osservando il Corvo di Mormont, Jon pensa mestamente che l'animale è l'unico amico che gli sia rimasto: Spettro non è un semplice amico, è parte di lui. Capisce che un lord può voler bene agli uomini che comanda, ma che non può essere loro amico. Accettando tale realtà, Jon comprende che quello è il suo destino, da quel momento fino alla fine dei suoi giorni.


Lista dei personaggi

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