Il banchetto dei corvi-Capitolo 6

Da Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco - Wiki.


Arya I
Il banchetto dei corvi
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PDVArya
LuogoBraavos
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Arya Stark, diretta a Braavos, ripensa a tutte le traversie che ha vissuto e ai lutti che ha subito dall'inizio della guerra, senza mai però dimenticare i nomi della sua lista dell'odio. Una volta giunta in città, viene accompagnata alla Casa del Bianco e del Nero, un luogo misterioso dove spera di poter incontrare di nuovo Jaqen H'ghar. Viene accolta però dall'enigmatico Uomo Gentile, a cui Arya mostra la moneta datale da Jaqen. L'uomo la sottopone poi a una prova bizzarra, che la bambina supera senza difficoltà.


Indice

Sinossi

Arya osserva una luce fioca all'orizzonte, mentre si trova sul ponte della Figlia del Titano insieme a Denyo, il figlio del capitano. Denyo dice che è la luce di casa e questa osservazione fa riflettere Arya e le fa pensare che sarebbe bello che quella fosse davvero la sua casa. La bambina ricorda però che la sua casa non esiste più e che tutti i suoi tentativi per tornarci, dopo aver lasciato Approdo del Re, sono stati inutili: Yoren aveva promesso di portarla a Grande Inverno e invece era finita ad Harrenhal, la Fratellanza senza Vessilli l'aveva trovata mentre cercava di raggiungere Delta delle Acque e poi era stata rapita dal Mastino, che l'aveva trascinata fino alle Torri Gemelle. Aveva lasciato il Mastino morente sulle rive del Tridente e poi si era diretta a Padelle Salate alla ricerca di una nave per raggiungere la Barriera e suo fratello Jon Snow, ma anche quel tentativo era fallito.

La nave su cui si era imbarcata era diretta a Braavos e Arya si consola pensando che potrebbe essere comunque una buona scelta, dato che anche Syrio Forel era di Braavos e il misterioso Jaqen H'ghar le aveva dato la moneta di ferro ricordandole di chiedere di lui, se avesse mai raggiunto la città. Durante il viaggio Arya trascorre molto tempo con i marinai, imparando a fare i nodi e scoprendo parole in lingue sconosciute. Non avendole mai chiesto come si chiamasse, viene soprannominata “Salty” in quanto imbarcata a Padelle Salate.

Arya vede ora due stelle e Denyo le dice che sono gli occhi del titano. La bambina ricorda le storie che la Vecchia Nan raccontava sul gigante di pietra, sostenendo che mangiasse le fanciulle nobili e camminasse nel mare. Queste storie facevano paura a Sansa, ma Maestro Luwin aveva detto che il Titano era solo una statua. Arya conclude però che tutte quelle persone sono ormai morte e non ha senso pensare a loro.

Chiede quindi a Denyo se il Titano è il dio di Braavos, ma il ragazzino risponde che in città vengono venerati tutti gli dèi, anche i suoi Sette Dèi. Arya pensa amaramente che quelli non sono i suoi dèi, ma quelli di sua madre, eppure non hanno impedito che venisse uccisa alle Torri Gemelle. Riflette se sia necessario chiedere a Denyo se Braavos ospiti anche un Parco degli Dèi dedicato agli Antichi Dèi, ma poi decide di non chiedere nulla: lei è Salty di Padelle Salate che non conosce gli dèi del Nord, per lei sono morti, come tutta la sua famiglia. Pensa dunque a quello che le aveva detto suo padre, ovvero che all'arrivo dell'inverno il lupo solitario muore, mentre il branco sopravvive: Arya capisce che è invece il contrario, lei, il lupo solitario, continua a vivere, mentre i lupi del branco sono stati presi, uccisi e scuoiati. Denyo spiega che la città è stata fondata dai Cantori della Luna, che hanno condotto i fuggitivi lontano dalla furia di Valyria e, per questo, il loro tempio è il più grande della città. C'è poi un tempio dedicato al Padre delle Acque e un'isola che ospita tutti gli altri templi, tra cui quello dei Dio dai Mille Volti.

Mentre si avvicinano al Titano, Arya ripensa alla sua lista di nomi dell'odio. Ormai ne sono rimasti solo sei: Joffrey Baratheon era morto al suo banchetto di nozze, il Mastino aveva ucciso Polliver e lei stessa aveva ucciso Messer Sottile. Aveva ucciso anche lo stalliere della Fortezza Rossa, ma solo perché le stava impedendo di fuggire, e forse avrebbe fatto meglio a uccidere il Mastino morente, anziché abbandonarlo.

Finalmente raggiungono il Titano, con gli occhi fiammeggianti e i capelli verdi mossi dal vento. Le gambe divaricate, in granito nero come le montagne su cui è appoggiato, incombono sul varco. Quando sono ancora molto distanti, Arya pensa che sia poco più grande della statua di Baelor il Benedetto ad Approdo del Re, ma, avvicinandosi, capisce che Baelor gli arriverebbe al massimo al ginocchio. Appena sono prossimi a passare nel varco, il Titano emette un ruggito talmente potente da obbligare Arya a chiudere gli occhi. Denyo però ride e spiega che sta solo avvertendo l'Arsenale del loro arrivo. Quando passano sotto le gambe della statua, Arya nota numerose feritoie nella pietra e facce pallide che scrutano da dietro sbarre di ferro.

Superato il Titano, da prora spunta un'altra montagna, un agglomerato di pietra pieno di fortificazioni, scorpioni, sputafuoco e catapulte. Denyo spiega che si tratta dell'Arsenale di Braavos, in grado di costruire una galea in una giornata e Arya vede infatti numerose navi ancorate ai moli. Superate altre due galee, la Figlia del Titano si avvicina a Braavos, la città delle cento isole: Arya nota che non ci sono mura e Denyo le spiega che la difesa della città è affidata alle galee.

A quel punto il capitano, Ternesio, si avvicina ad Arya e le dice che sono diretti al Porto di Chequy, dove gli ufficiali doganali del Signore del Mare ispezioneranno le stive: poiché l'operazione impiegherà mezza giornata, Yorko, un altro suo figlio, accompagnerà Arya a destinazione con una scialuppa. La bambina preferirebbe rimanere a bordo della nave, ma capisce che non c'è posto lì per lei, così accetta. Ternesio le raccomanda allora di ricordare il suo nome e il servigio che le ha offerto. Arya poco dopo si imbarca sulla scialuppa con Yorko.

Mentre viaggiano lungo i canali della città, Arya si guarda intorno e constata che Braavos è molto diversa dalle città del Continente Occidentale, tutta in pietra senza strutture in legno, è una città grigia riflessa in un mare verde. Yorko imbocca un canale e Arya vede molte altre barche spinte da uomini a poppa per mezzo di un lungo palo ed enormi chiatte mercantili. Dietro le case vede una specie di strada sopraelevata e Yorko le spiega che si tratta dell'acquedotto che porta l'acqua potabile nelle fontane della città. Su entrambi i lati del canale nota poi delle statue possenti, i Signori del Mare, come spiega Yorko, che le mostra poi il Tempio dei Cantori della Luna, una gigantesca massa di marmo bianco. Più avanti c'è il tempio rosso di R'hllor e la memoria di Arya la porta a pensare a Thoros di Myr, l'unico prete rosso che abbia mai conosciuto. Yorko le mostra poi un'enorme struttura di mattoni, il Rifugio Sacro, dove vengono onorati gli dèi minori.

Finalmente raggiungono un'altura rocciosa sulla cui cima sorge un edificio senza finestre. Yorko ormeggia, fa scendere Arya e le chiede di ricordarsi il suo nome prima di allontanarsi. Arya si fa coraggio e raggiunge quindi i portali d'ingresso, uno bianco e uno nero: la bambina bussa senza successo, ma quando nomina Jaqen H'ghar e la classica frase braavosiana Valar Morghulis, le porte si aprono.

L'interno del tempio è appena illuminato e Arya sente passi leggeri, mormorii, pianti e il rumore dell'acqua: i templi dei Sette Regni sono completamente diversi, hanno solo sette statue, mentre in questo le statue sono molte di più e hanno un aspetto sinistro, alcune addirittura indistinguibili nell'oscurità. Raggiunge finalmente il centro del tempio, dove trova una vasca d'acqua nera come l'inchiostro e un giovane chinato accanto, che piange sommessamente: il ragazzo immerge una mano nell'acqua e si lecca le dita. Arya deduce che abbia sete, ma quando gli porge una ciotola piena di quell'acqua, lui la guarda sorpreso e dice Valar Morghulis: non appena lei risponde Valar Dohaeris, lui beve e si allontana tenendosi il ventre. Arya nota allora una chiazza che si allarga all'altezza della sua cintola, ma lui non le dà più retta e si accascia in un'alcova. A quel punto Arya si accorge che nelle altre alcove ci sono persone che sembrano dormire, ma, guardando più attentamente, capisce che sono morti o morenti.

Qualcuno le tocca il braccio e Arya sussulta, ma scopre che si tratta solo di una bambina con un mantello metà bianco e metà nero. La bambina cerca di dirle qualcosa, ma Arya non capisce, finché un uomo dietro di lei si intromette dicendo di parlare la Lingua Comune. Scocciata da tutte quelle sorprese, Arya si gira verso il nuovo arrivato, che indossa lo stesso mantello dell'altra, ma con il cappuccio calato. L'uomo spiega che si trova nella Casa del Bianco e del Nero, dove ci si reca per trovare il favore del Dio dei Mille Volti. Arya gli dice di essere arrivata lì per incontrare Jaqen, ma quando l'uomo dice di non conoscerlo, nonostante lei glielo descriva, viene presa dallo sconforto.

Gli mostra allora la moneta di ferro. L'uomo non la prende e le chiede come si chiama: Arya dice tutti gli pseudonimi usati fino a quel momento (Salty, Squab, Nan, Donnola, Arry), ma lui insiste fino a quando lei non le dice il suo vero nome: Arya della Casa Stark. L'uomo dice che quello non è posto per lei, ma lei insiste per rimanere. A quel punto lui le chiede se ha paura della morte e Arya dice di no: la mette alla prova quindi, togliendosi il cappuccio, rivelando un teschio giallastro da cui pendono alcuni brandelli di pelle e chiedendole di dargli un bacio sul naso. Arya, per nulla impressionata, lo bacia nel punto in cui avrebbe dovuto trovarsi il naso, poi cerca di afferrare il verme bianco che pende dalla cavità orbitale vuota, ma il verme svanisce. Anche il teschio svanisce e Arya si trova faccia a faccia con l'uomo anziano più gentile che lei abbia mai visto che le sorride: nessuno aveva mai cercato di mangiarsi il verme e le chiede quindi se è affamata. Arya pensa di avere sì fame, ma non di cibo.

Lista dei personaggi

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