La danza dei draghi-Capitolo 13

Da Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco - Wiki.


Bran II
La danza dei draghi
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PDVBran
LuogoCaverna del Corvo con Tre Occhi
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La parte finale del viaggio di Bran Stark e dei suoi amici è la più difficile, soprattutto quando, a poca distanza dalla grotta alla quale sono diretti, vengono attaccati da esseri mostruosi. Arrivati a destinazione, perdono un prezioso alleato per guadagnarne uno inaspettato che li conduce fino all'essere che Bran cercava da tempo. Durante l'incontro, però, le speranze di Bran vengono infrante per sempre.


Indice

Sinossi

L'atmosfera che li circonda è fredda, pungente e carica di paura e Bran Stark cerca inutilmente di farsi coraggio, mentre lui e il suo gruppo arrancano nella neve di un paesaggio spettrale. All'improvviso, Manifredde, estraendo la spada, percepisce qualcosa in avvicinamento e li esorta ad arrampicarsi sulla montagna, per trovare un rifugio prima che faccia buio. Bran conferma di sentire anche lui i lupi che li seguono sempre più vicini, ma il ranger risponde che i lupi non sono il problema. Meera perlustra il percorso e osserva che sembra tutto sgombro, ma il ranger, cupo, borbotta che è solo un'illusione: indica una fenditura a metà pendio tra gli alberi-diga, l'ingresso della grotta, a poco più di cento iarde, una distanza sì breve, ma in salita e per di più in una fitta foresta innevata. Per far coraggio al gruppo, Bran nota che non ci sono impronte sulla neve, ma Manifredde gli spiega che i morti che camminano si spostano leggeri e non lasciano impronte, però la grotta è protetta e quegli esseri non possono entrarvi.

Meera dice a Hodor di iniziare ad andare, mentre lei cerca di prendersi cura del fratello Jojen, in quel momento seduto su un tronco tutto tremante. Bran è convinto che un po' di cibo e calore ristabiliranno Jojen: non mangiavano da giorni ormai, da quando era finita anche la carne dell'alce che Manifredde aveva abbattuto perché troppo esausto per proseguire. Il bambino non vuole lasciare indietro Meera, ma capisce che non c'è altro da fare, soprattutto quando Manifredde prende Hodor per un braccio e lo esorta a procedere. Hodor inizia la scalata, con Manifredde al suo fianco ed Estate dietro. Mentre avanzano lentamente nella neve, Bran non toglie gli occhi da Meera, che passa il braccio intorno al fianco del fratello e lo rimette in piedi. La ragazza, anche lei molto debilitata e denutrita, non è più forte come un tempo e inizia a scalare il pendio appoggiandosi alla sua lancia, in parte sostenendo e in parte trascinando Jojen, fino a che Bran non li perde di vista.

A un certo punto, Estate annusa l'aria, ringhia e inizia ad arretrare, mentre Hodor, sordo alle richieste di Bran di fermarsi, continua a proseguire con Manifredde. Il bambino si sporge dalla spalla del ragazzo e vede, a meno di sessanta iarde, l'ingresso della grotta, con una luce rossa all'interno, ma non fa in tempo a farlo notare agli altri: Hodor urla, inciampa e cade, rotolando, lottando nella neve e schiacciando sotto di sé Bran. Quella che inizialmente sembra una radice in cui il gigante è inciampato si rivela essere poi la mano di un non-morto, che emerge dalla neve e attacca Hodor. Bran scivola fuori dalla gerla e rimane disteso sul pendio, mentre intorno a lui sbucano altri esseri, alcuni con addosso mantelli neri, altri pellicce, altri nulla, ma tutti con la pelle livida e gli occhi che brillano come pallide stelle azzurre.

Bran cerca di arrancare verso la grotta, mentre gli altri sono impegnati a lottare contro i mostri, ma all'improvviso entra nel corpo di Hodor e lo aiuta a respingere il mostro che lo sta attaccando. Mentre si trova nel corpo del gigante, Bran lo sente rintanato nel profondo a gemere, ma senza ribellarsi. In quel momento arriva anche Meera ad aiutarli. Bran guida Hodor fino a Jojen, che si sta torcendo debolmente dove la sorella lo aveva lasciato, lo prende in braccio e anche Meera ricomincia a salire, senza smettere di colpire le creature, lente e impacciate nonostante non avvertano i colpi. Bran, dagli occhi di Hodor, vede Estate attaccare un non-morto avvolto dalle fiamme e, poco dopo essersi chiesto come mai il metalupo stesse rischiando così tanto, dietro l'animale nota il suo corpo, disteso inerme a terra, e capisce che Estate lo sta difendendo. Si chiede all'improvviso cosa sarebbe successo se il suo corpo fosse morto mentre lui si trovava in quello di Hodor. In quel momento, un nugolo di corvi si riversa fuori dalla grotta, da cui emerge anche una ragazzina con una torcia in mano, una creatura scheletrica, selvaggia e coperta di stracci. Bran perde i sensi e si ritrova nella sua pelle, svegliandosi più tardi su un giaciglio sotto un tetto di pietra scura. Intorno a lui ci sono tutti i suoi compagni e Meera gli spiega che lei l'ha tirato fuori dalla neve, ma anche che è stata la ragazzina a salvarli.

La ragazzina spiega che il fuoco uccide i non-morti. Ha una voce acuta, dolce e triste, con una musicalità mai udita prima. La strana creatura ha la pelle chiazzata come quella di una cerva, occhi grandi e liquidi come quelli dei gatti e capelli che sono un miscuglio di tinte autunnali. Bran, da lontano, l'aveva scambiata per sua sorella Arya ma, vedendola da vicino, capisce che si tratta di una figlia della foresta. Lei conferma e spiega che il suo è un popolo antichissimo e ha avuto molti nomi, ma il loro nome nella vera lingua significa “quelli che cantano il canto della terra”. Dopo aver vagato duecento anni tra gli uomini, lei ha imparato la Lingua Comune, per parlare con Bran. Li esorta a seguirla e spiega, viste le loro perplessità, che Manifredde non può entrare nella grotta, ma non può neanche essere ucciso, poiché è già morto.

Le caverne sono buie e tortuose, il gruppo prosegue lentamente e a fatica seguendo la ragazzina. Le radici degli alberi-diga sono dappertutto e, quando la luce si affievolisce, Hodor si ferma non appena si accorge di camminare su un tappeto di ossa di diverse dimensione e provenienza. Continuano a proseguire, lungo un percorso scosceso, fino ad arrivare a un ruscello sotterraneo. La ragazzina solleva la torcia, rivelando un mondo in bianco e nero, e dice loro di voltarsi: davanti al gruppo, un pallido lord in eleganti abiti color ebano sede trasognato, in un intricato nido di radici, un trono di alberi-diga intrecciati che avvolge le membra raggrinzite. Il corpo è pallido e scheletrico, i capelli candidi e sottili. Le radici si attorcigliamo attorno alle sue gambe come serpenti di legno, un groviglio di foglie rosso scuro gli esce dal cranio e funghi grigi gli chiazzano la fronte. Brandelli di pelle sono rimasti tesi sulla faccia, spessa e dura come cuoio bianco.

Bran gli chiede se è il Corvo con Tre Occhi, visto che quello strano essere ha un occhio solo, rosso. L'essere risponde che un tempo era un corvo, ma ora è così come lo vede e gli fa notare che, in quelle condizioni, poteva raggiungerlo solo in sogno, ma l'ha osservato a lungo, con mille e un occhio, l'ha visto nascere, l'ha visto dire le prime parole, muovere i primi passi e poi, anni dopo, cadere dalla torre. Finalmente, però, è arrivato, anche se il tempo è poco. Bran, speranzoso, gli chiede se può aiutarlo a ritrovare l'uso delle gambe, ma il pallido lord risponde che quello è al di là dei suoi poteri. Non potrà mai più camminare, ma potrà volare.


Lista dei personaggi

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