La danza dei draghi-Capitolo 45

Da Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco - Wiki.


La Fanciulla Cieca (Arya I) 
La danza dei draghi
Copertina12.jpg
PDVLa Fanciulla Cieca (Arya I)
LuogoBraavos
Cronologia dei capitoli (Tutti)


Jon IX ← La Fanciulla Cieca (Arya I)   → Uno Spettro a Grande Inverno (Reek VI)  


Arya Stark prosegue il suo apprendistato presso la Casa del Bianco e del Nero di Braavos. Privata della vista, la ragazzina impara ad affidarsi agli altri quattro sensi, acquisendo diverse abilità. Accanto a queste, si manifesta in lei un talento innato, potente e nascosto, di cui ella non parla con nessuno: la capacità di cambiare pelle.


Indice


Sinossi

La fanciulla cieca, ovvero Arya Stark, in servizio presso la Casa del Bianco e del Nero di Braavos. - by Tiziano Baracchi

È l’alba nella città libera di Braavos. Nella Casa del Bianco e del Nero, Arya Stark si risveglia nelle tenebre della cecità. Rimpiange che il suo sogno notturno sia già svanito: era un lupo, il “lupo della notte”, ed ha guidato il suo branco nella caccia, abbattendo diversi cani da pastore per poi nutrirsene. La ragazzina recita la sua preghiera mattutina, la lista dei nomi dell’odio, e comprende che ciò non fa più parte di lei. I nomi dell’odio appartengono al tempo in cui era Arya della Casa Stark, ma ora lei non è più Arya, bensì Beth la Cieca, un nome come un altro, un’identità provvisoria destinata ad essere sostituita. I nomi dell’odio sono una cosa del passato… e del “lupo della notte”, che un giorno stanerà coloro che rispondono a tali nomi, punendoli.

Arya trova le cucine affidandosi all’olfatto e fa colazione. È presto raggiunta dall’uomo gentile, un officiante, che le chiede dove sia andata ad elemosinare la notte appena passata e quali tre nuove cose abbia appreso. Beth la Cieca risponde che è stata all’Anguilla Verde e riporta tre pettegolezzi uditi nella locanda. Ella si guarda bene dal far menzione dei suoi sogni di lupo, dubitando che l’uomo gentile sarebbe contento di venirne a conoscenza.

Dal giorno in cui l’Orfana, un’altra officiante, le ha fatto vuotare una coppa colma di una strana sostanza simile a latte, Arya ha perso la facoltà di vedere. A questo, sono seguite, e seguono tuttora, numerose lezioni. La fanciulla cieca ha ormai imparato a muoversi con disinvoltura in ogni parte dell’edificio, ma l’Orfana la guida anche in altri tipi d’esercizi: al pomeriggio, Arya maneggia veleni e pozioni, durante la cena migliora la sua conoscenza del braavosiano e dell’Alto Valyriano e dopo cena gioca con l’Orfana al gioco della menzogna, che insegna ad Arya a distinguere falsità e verità interpretando i movimenti dei muscoli attorno ad occhi e bocca.

Come tutte le mattine, Arya si reca nel tempio per cercare i corpi di coloro che si sono dati la morte bevendo dalle vasche d’acqua scura. Ne trova due, una vecchia e un giovane. Giungono dei servitori che trasportano i cadaveri nelle cripte ed Arya li segue. Una volta che i corpi senza vita sono stati adagiati nei sepolcri, la ragazzina toglie loro beni e indumenti, contando il loro conio e tastando le monete per constatarne il valore e la provenienza. Ad un tratto, la fanciulla cieca ode una porta aprirsi. C’è qualcuno nelle cripte, un uomo che parla con una voce aspra e fredda che le è sconosciuta. L’ignoto individuo le sferra un fendente alle gambe. Affidandosi all’udito, Arya si difende con il suo bastone, riuscendo a colpire l’avversario una volta ma finendo con l’inciampare e cadere mordendosi la lingua. Quando, furibonda, si rialza per contrattaccare, il suo assalitore sembra essersi dileguato.

Arya rimpiange i suoi giorni come Cat, la "Gatta dei Canali" che vendeva ostriche al Porto degli Stracci insieme alle sue amiche Talea e Brea. Beth la Cieca non ha compagnia e passa molto più tempo con i morti che coi vivi. Ogni sera, l’Orfana torna a farle bere la strana sostanza che le ha tolto la vista, ma le dice anche che potrà tornare a vedere in qualsiasi momento, basta che sia lei a chiederlo. Arya, però, nonostante tutto, non vuole riavere gli occhi. Non ora, perlomeno. L’oscurità è un’eccellente insegnate. Arya sa che la cecità le è stata imposta come lezione dopo un suo errore: l’assassinio del cantastorie Dareon, cosa di cui la ragazzina non si pente. Dareon era un disertore dei Guardiani della Notte e per questo meritava di morire. L’uomo gentile non la pensa affatto così. Servire il Dio dai Mille Volti significa concedere la morte a chi la invoca con preghiere e sacrifici, non arrogarsi il diritto di stabilire chi debba vivere e chi debba morire.

Al tramonto, Arya, dopo essersi fatta aiutare dall’Orfana ad indossare lo sgraziato volto butterato di Beth la Cieca, lascia la Casa del Bianco e del Nero per andare a mendicare. Stavolta, si dirige nel locale di Pynto, un uomo sporco ma dal cuore gentile che le permette di sistemarsi in un angolo e che le porta del cibo e un bicchiere di vino. La ragazzina riceve la visita di un vecchio amico, un gatto che, riconosciuto l’odore della Gatta dei Canali, le salta in grembo facendo le fusa. La taverna si fa via via più affollata e la fanciulla cieca tenta di seguire la conversazione di tre lyseniani sedutisi poco lontano da lei. Ad un tratto, pur non potendo usare gli occhi, Arya vede distintamente i tre individui dai capelli biondi e la pelle chiara. Questo perché, quasi a sua insaputa, è riuscita ad entrare nel corpo dell’animale che tiene acciambellato sulle gambe e, quindi, a vedere attraverso i suoi occhi.

Il mattino seguente, a colazione, l’uomo gentile chiede ad Arya quali tre nuove cose abbia appreso. La ragazzina risponde che la Buoncuore è stata sequestrata in quanto trasportava schiavi, che gli schiavi in questione sono bruti provenienti da Aspra Dimora[1] (informazioni carpite entrambe dai lyseniani) e che è lui l’uomo che l’ha colpita nelle cripte. A quest’ultima affermazione, l’uomo gentile non trattiene lo stupore e domanda come ella l'abbia capito. Arya risponde semplicemente che gli ha già detto tre cose imparate la notte prima e che non è tenuta a dirgliene una quarta. Il gatto che ella ha tenuto in braccio nella taverna si trovava, al mattino, nel tempio, nascosto fra le travature della volta del sepolcro. Il felino li ha osservati dall’alto e l’immagine è rimasta impressa nella sua memoria visiva, ciò che Arya ha visto una volta scivolata nelle pelle della bestiola.

Il giorno dopo, destatasi dopo esser stata un'altra volta il “lupo della notte”, Arya riacquista la vista.


Lista dei personaggi

Apparsi


Menzionati


Luoghi e termini menzionati


Note

  1. Vedi il capitolo 39.
Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Navigazione
Strumenti