La danza dei draghi-Prologo

Da Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco - Wiki.


Prologo 
La danza dei draghi
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Prologo 



Dopo la disfatta alla Battaglia al Castello Nero, Varamyr Seipelli, gravemente ferito, cerca di riprendere le energie ma le sue condizioni sono disperate. Ripensando alla sua vita da metamorfo e alla gloria di cui godeva prima della battaglia, Varamyr cerca di ricorrere a un metodo considerato abominevole pur di rimanere in vita mentre un inquietante nemico si fa strada verso sud.


Indice

Sinossi

Tre lupi, Un-Occhio, il capobranco, Sly e Stalker, assalgono tre bruti nel cuore della notte, uccidendo due uomini, una donna, un neonato e banchettando con i loro resti. A molte leghe di distanza, Varamyr, il metamorfo che segue l'azione nel corpo di Un-Occhio, assapora la soddisfazione del branco di lupi, il gusto del sangue e del grasso gli riempie la bocca, nonostante lui sia chiuso in una capanna, sofferente, febbricitante e con la gola secca. Varamyr ricorda quindi le parole di Haggon, il suo maestro, che riteneva un abominio l'uomo che si nutriva della carne di altri uomini. Il metamorfo ricorda però che Haggon era debole ed è morto da solo, quando lo stesso Varamyr gli aveva strappato la sua seconda vita e ripensa che ha sempre assaggiato la carne umana solo attraverso un lupo, che quei tre fuggitivi sarebbero morti a breve e che ha quindi compiuto un atto di pietà.

Trascinandosi verso il fuoco, con la ferita al fianco ancora aperta, Varamyr ripensa a Thistle, l'ultima moglie di lancia che gli è rimasta accanto e che si sta prendendo cura di lui, mentre le altre se ne sono andate. Dopo la battaglia, i bruti si sono dispersi nella foresta senza una meta e Thistle gli ha raccontato che i loro comandanti erano ormai morti o prigionieri: alcuni bruti stanno preparando un altro attacco, altri si stanno dirigendo verso il mare e altri ancora stanno facendo ritorno verso le loro dimore, ma Varamyr è troppo debole per potersi spostare ed è costretto a rimanere nella capanna e dipendere da Thistle, che non l'ha neppure riconosciuto da tanto era conciato dopo la battaglia, ed è convinta lui sia un uomo di nome “Haggon”.

L'uomo è sempre più convinto che la sua morte definitiva sia ormai prossima. Come metamorfo, è già morto più volte, ma dopo la sua vera morte lui vivrà di nuovo, come gli ha raccontato Haggon in passato. La sua ultima morte però gli aveva procurato un dolore atroce e lancinante: era nel corpo dell'aquila che stava sorvolando la Barriera per controllare le mosse dei Guardiani della Notte, quando un improvviso fuoco divampato dal suo stesso cuore l'aveva fatto impazzire di dolore e la sua paura non aveva fatto che accentuare il dolore. Il solo ricordo lo fa ancora rabbrividire.

Il fuoco nella capanna si spegne e Varamyr, impossibilitato a riaccenderlo, chiama a gran voce Thistle, di cui però non c'è più traccia. L'uomo si convince che lei non tornerà e che l'abbia abbandonato, ma, ripensandoci, Thistle è solo una brutta donna e lui invece è un grande uomo, un metamorfo che tutti temono e rispettano. Ricorda che anche sua madre l'aveva abbandonato senza versare una lacrima, quando suo padre, accortosi che lui era un metamorfo, l'aveva trascinato nei boschi per affidarlo ad Haggon. L'eremita gli aveva insegnato tantissimo e Varamyr, anni dopo, era tornato a cercare i suoi genitori per dimostrare loro che il figlio distorto che avevano ripudiato era diventato un grande uomo, ma i due erano ormai morti da tempo. Varamyr, sin da giovane, aveva sognato di diventare un giorno il Re Oltre la Barriera. Non lo era mai diventato, ma ci era andato molto vicino: viveva da solo con l'unica compagnia dei suoi animali, in mezzo ai boschi, con una tassa che il popolino locale, intimorito, gli versava; quando voleva una donna mandava la sua pantera-ombra a reclamarla e le fanciulle andavano da lui senza opporsi. Quando qualcuno cercava di fare l'eroe per difendere una sorella, una moglie o un'amante reclamata a forza da Varamyr, il metamorfo li sconfiggeva senza problemi. Se non avesse dato retta a Mance Rayder e fosse rimasto nella sua capanna, non sarebbe ridotto in quello stato pietoso, tra la vita e la morte.

Varamyr si trascina fuori dalla capanna, nella notte, e, con l'aiuto di un ramo di un albero diga, cerca di dirigersi verso un'altra capanna abbandonata, nella speranza di trovare del cibo con cui rifocillarsi. Chiama di nuovo Thistle, ma l'unica risposta che riceve è l'ululato lontano di Un-Occhio. Nell'atroce sofferenza provata dal fuoco, Varamyr aveva perso il controllo di tutti i suoi animali, tranne dei tre lupi, animali difficili da controllare, ma che, una volta posseduti, non abbandonano mai il loro padrone. Haggon sosteneva che c'erano bestie da cui era meglio stare lontani, come cervi, alci, tipiche prede, all'interno del quale anche l'uomo più coraggioso diventava un codardo, o i volatili, perché era poi difficile tornare sulla terraferma dopo aver provato l'ebrezza di volare. Quando Haggon l'aveva però portato a un raduno di metamorfi, Varamyr aveva incontrato persone che controllavano tanti animali diversi, ma nessuno di loro era potente quanto lui, neppure Haggon, che era morto piangendo, quando Varamyr gli aveva portato via Pellegrigia, il suo lupo.

Varamyr poteva reclamare per sé qualunque animale. Nel richiamare di nuovo Thistle, gli tornano in mente le parole di Haggon, secondo cui reclamare il corpo di una persona era un abominio, ma, così facendo, Varamyr avrebbe potuto vivere, magari senza i poteri e nel corpo di una donna scarna, ma almeno sarebbe sopravvissuto e avrebbe avuto la forza di scacciarla, se lei l'avesse respinto. Il metamorfo sviene poco prima di raggiungere la capanna, sognando le calde terre del sud da cui Haggon l'aveva avvertito di stare lontano perché al sud non hanno rispetto delle persone con le loro abilità. Varamyr pensa quindi che potrebbe prendere possesso di uno dei suoi lupi. Quando il corpo muore, lo spirito rimane nella bestia, come lo stesso Varamyr si era accorto nel prendere possesso dell'aquila che era stata di Orell: aveva avvertito l'astio dell'uomo nei confronti di Jon Snow e quell'odio era diventato anche suo, alla fine. In Jon Snow Varamyr aveva avvertito un grande potere, anche se il ragazzo si rifiutava di accettarlo e lottava contro la sua natura, quando poteva gloriarsene. Varamyr avrebbe potuto prendere possesso del metalupo e vivere il resto dei suoi giorni come un re.

Da bambino, Varamyr aveva maledetto il suo dono. Era un bambino malaticcio di nome Lump, un nome indegno. Quando i tre cani di famiglia avevano ucciso suo fratello Bump, suo padre infuriato li aveva uccisi uno per uno: mentre uccideva il terzo, Lump era entrato nel suo corpo e solo in quel momento i due genitori avevano compreso i poteri del bambino. Sua madre aveva pianto per la morte di Bump, ma non per il suo allontanamento. Varamyr si sveglia di soprassalto e trova Thisle accanto a lui, così decide di tentare il tutto per tutto e entrare nel corpo della donna. Thistle lotta furiosamente per cacciare Varamyr, il cui spirito si innalza nel vento gelido, alla ricerca dei suoi tre lupi.

Quello è il suo ultimo pensiero come umano. All'improvviso si trova nel corpo di Un-Occhio che, con gli altri due lupi, osserva delle strane ombre bianche con gli occhi azzurro ghiaccio muoversi in un villaggio abbandonato, in un'area piena dell'odore di putrefazione. Sly è nervosa e i lupi capiscono che quelle ombre non sono né uomini, né prede: si muovono, ma non sono vive. Una di quelle cose che un tempo era stata Thisle solleva lo sguardo e osserva i tre lupi, con inquietante luminescenze azzurre nelle voragini dove un tempo c'erano i suoi occhi. Varamyr, all'interno del lupo, capisce che lei lo sta vedendo.


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