Meria Martell

Da Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco - Wiki.
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Meria Martell
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Meria Martell incontra Rhaenys Targaryen - by Magali Villeneuve

Alias

Il Rospo Giallo di Dorne

Titolo

Principessa di Dorne

Affiliazione

Casa Martell

Cultura

dorniana

Data di nascita

Nell’82 PC (circa)[1]

Data di morte

13 CA[2]

Erede

Nymor Martell

Successore

Nymor Martell

Libri

Il mondo del ghiaccio e del fuoco – Menzionata

Meria Nymeros Martell è un membro della Casa Martell e la principessa di Dorne durante l’invasione del Continente Occidentale guidata da Aegon il Conquistatore.[3]


Indice


Aspetto

Nel corso della Guerra di Conquista, Meria ha all’incirca ottant’anni. È grassa, cieca e pressoché pelata. Il Re della Tempesta, Argilac Durrandon, la soprannomina il Rospo Giallo di Dorne.[3]


Regno

La Guerra di Conquista

Quando re Aegon I Targaryen invia corvi a tutti I signori del Continente Occidentale chiedendo che essi gli si arrendano riconoscendolo come unico sovrano e venendo così da lui ricompensati anziché annientati, Meria Martell risponde che è disposta ad allearsi con lui contro il Re della Tempesta, ma che non presterà atto di sottomissione.[3]

La regina Rhaenys Targaryen cala su Dorne con il suo drago, ma i dorniani si rifiutano di combattere: asserragliati tra i monti e nascosti tra le sabbie del deserto, si limitano a sferrare attacchi di guerriglia, a fuggire e a tornare ad assaltare brevemente le forze nemiche. Rhaenys conquista una fortezza dopo l’altra, ma si tratta di castelli abbandonati, con solo vecchi, donne e bambini. Quando la regina chiede che fine abbiano fatto gli uomini, si sente rispondere semplicemente "Via". A questo punto, Rhaenys raggiunge Lancia del Sole in groppa a Meraxes per incontrare la principessa Meria. La sorella e moglie di Aegon chiede la resa incondizionata di Dorne, ma Meria le assicura che la sua gente non si piegherà mai. L’armata Targaryen non può che ritirarsi e lasciare Dorne invitta.[3]


La Prima Guerra di Dorne

Re Aegon I non è disposto a passare sopra il rifiuto di Dorne di riconoscerlo come solo e legittimo sovrano. Nel 4 CA, egli dà dunque il via ad una nuova campagna militare contro i dorniani, la Prima Guerra di Dorne, un conflitto che si protrae per diversi anni. Mentre hanno luogo i combattimenti, Meria, al pari degli altri nobili del regno, lascia il suo seggio. L’armata Targaryen impiega ben poco a catturare Lancia del Sole e dichiararsi vittoriosa, sebbene il palazzo sia deserto. Lord Rosby è insignito del titolo di castellano e di quello di Protettore delle Sabbie, mentre Lord Harlen Tyrell è incaricato di sedare eventuali ribellioni. A tal punto, i Targaryen fanno ritorno ad Approdo del Re.

I dorniani, però, non si sono affatto arresi: abbandonati i loro nascondigli, riprendono il palazzo reale e fanno prigioniero Lord Rosby. Legato mani e piedi, il nobile è trascinato in cima alla Torre della Lancia e gettato da una finestra nientemeno che dalla principessa Meria in persona. L’episodio passa alla storia come Defenestrazione di Lancia del Sole.[2] Nel tentativo di strappare nuovamente Lancia del Sole a Meria e ai suoi alleati, Lord Harlen Tyrell si mette in marcia da Hellholt su Vaith e dunque sul seggio reale, ma scompare con il suo esercito nel deserto dorniano in data 5 CA.[4][2]

Il conflitto a Dorne prosegue e, nel 13 CA, Meria muore lasciando il trono del regno al figlio Nymor, il quale avvia immediatamente le trattative di pace coi Draghi.[2]


Famiglia

 
Meria
 
Marito
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Nymor
 
Moglie
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Deria
 



Citazioni

Meria: Non combatterò contro di voi, né mi sottometterò. Dorne non ha re, riferiscilo pure a tuo fratello.

Rhaenys: Lo farò, ma torneremo, principessa, e la prossima volta arriveremo con fuoco e sangue.
Meria: È il vostro motto. Il nostro è: “Mai inchinati, mai piegati, mai spezzati”. Ci potrete bruciare, milady... ma non ci piegherete, non ci spezzerete né ci farete inchinare. Questo è Dorne. Qui non siete ben accetti. Se tornerete, sarà a vostro rischio e pericolo.[3]

Meria e Rhaenys Targaryen



Fonti e note

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